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    Giovedì, 22 Luglio 2021 10:34

    Ecco come i sarmenti della vite potrebbero trasformarsi in reddito

    In Italia si coltivano a vigneto circa 700.000 ettari, ovvero il 6% di tutta la superficie coltivata (12.000.000 di ettari). La produzione di vino e di uva da tavola costituisce un'eccellenza per il Made in Italy.

    Malgrado il calo degli ettari coltivati intervenuto in questi anni (si è puntato più alla qualità che alla quantità), la coltivazione della vite ha dei numeri impressionanti.

    La potatura delle piante di vite rappresenta, nel periodo che va da novembre a febbraio, una lavorazione che produce notevoli quantità di residui di potatura, detti sarmenti di vite, rami lunghi e per lo più sottili che non contribuiscono al reddito dell'azienda agricola, ma anzi, anche considerando le complesse normative che stanno intervenendo anno dopo anno a disciplinare il loro smaltimento, possono finire per diventare un costo piuttosto rilevante.

    Tradizionalmente l'eliminazione dei sarmenti di vite avviene in due modi, ovvero con la bruciatura in campo o con la trinciatura e l'interramento. La bruciatura dei sarmenti di vite è una pratica sempre più osteggiata, se non proibita, dalle amministrazioni locali (prevenzione incendi, qualità dell'aria ecc), con sanzioni anche gravose. Mentre la trinciatura e l'interramento possono andare bene nel caso in cui non siano siano presenti fitopatologie (escoriosi, marciume radicale, mal dell'esca), ma se le coltivazioni hanno problemi, può diventare una pratica che va a peggiorare la condizione dell'impianto in quanto l'elemento patogeno sverna sottoterra, evitando magari le gelate, per presentarsi in primavera più forte di prima.


    Tra le soluzioni per l'eliminazione dei sarmenti di vite ci sarebbe però una terza strada, anche molto interessante per il produttore, ovvero il loro utilizzo come biomassa a fine energetico.

    sarmenti di vite da tavola lasciati in vigneto

    Secondo gli studi effettuati da AIEL, CIA e il dipartimento Tesaf della Università di Agraria di Padova, si possono ricavare circa 2 tonnellate di sarmenti di vite per ettaro con una umidità, al momento del taglio, di circa il 50%. Se consideriamo di voler utilizzare in modo ottimale a fine energetico i sarmenti di vite, bisognerà abbassare l'umidità al 10% e in questo caso il peso dei sarmenti di vite per ettaro è di circa 1,2 tons.

    Si stima che un 20% dei terreni dedicati alla coltura della vite, vuoi per problemi orografici, vuoi perché appezzamenti troppo piccoli, non consentirebbe una raccolta dei sarmenti di vite in modo economicamente sostenibile.

    Rimarrebbero circa 600.000 ettari coltivati e in grado di fornire un potenziale di sarmenti di vite freschi di oltre 1.000.000 di tonnellate ovvero più di 700.000 tons di sarmenti di vite asciutti (10% di umidità) con un potere calorifico di materiale cippato (la cippatura è  il processo che riduce il legno in scaglie - ovvero in cips, come l con dimensioni variabili: da alcuni millimetri a qualche centimetro) pari a 4,6 kWh/kg; pertanto un ettaro di terreno è in grado di produrre 5,520 kWh/ettaro.

    Il processo di raccolta dei sarmenti di vite può avvenire con due modalità: raccolta e confezionamento in balle dei sarmenti di vite, asciugatura e cippatura, oppure cippatura sul campo e stoccaggio per asciugatura. La prima è la pratica più utilizzata (i sarmenti di vite cippati sul campo andrebbero utilizzati subito, perché se accatastati potrebbero facilmente marcire).

    Considerando di non pagare i sarmenti di vite (oggi per smaltirli si applica una tariffa di 50 euro per ettaro), i costi a tonnellata (fonte AIEL) sono:

    • costo di raccolta e imballatura --> 40 euro
    • costo di trasporto e stoccaggio --> 14 euro
    • costo di cippatura --> 29,24 euro
    • tot. 83,24 euro.


    Se invece dell'utilizzo in forma di cippato si volesse produrre del pellet, il costo (fonte AIEL) salirebbe a oltre 178 euro/tonnellata. Il costo - insomma - raddoppierebbe.

    Sarmenti di vite da vino

    Le difficoltà
    Affinché i sarmenti della vite potranno essere usati come biomassa energetica ci sono da superare dei gap che sono soprattutto di carattere logistico-organizzativo.

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    Che tipo di pellet si produce con i sarmenti di vite?
    La presenza di tanta corteccia (si tratta di rametti sottili) contribuisce ad una notevole quantità di ceneri (2,5%) ma soprattutto i trattamenti rameici indispensabili nella coltivazione della vite, portano davvero in alto i valori del rame.

    Il pellet di sarmenti di vite andrebbe pertanto utilizzato in caldaie dotate di tecnologia che regola i parametri di combustione e meglio se a griglia mobile. In ogni caso, rispetto al pellet di legno, le emissioni di CO e di NOx (con il termine NOx vengono indicati genericamente l'insieme dei due più importanti ossidi di azoto a livello di inquinamento atmosferico ossia l'ossido di azoto NO e il biossido di azoto NO2 che sono normalmente generati durante una combustione che avviene utilizzando aria) sono decisamente superiori per il pellet di sarmenti di vite.

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    Considerando la frammentazione della proprietà terriera in Italia, è difficile pensare che i singoli agricoltori possano organizzarsi nell'acquisto di macchinari utili a svolgere l'attività di raccolta e di lavorazione dei sarmenti di vite.

    Una soluzione potrebbe essere quella di contoterzisti, che già svolgono attività di lavorazione di terreni, che offrano anche questa attività, oppure, considerando che le attività consorziali sono molto sviluppate nel settore della produzione vinicola, fare in modo che sia proprio il consorzio a cui partecipa l'agricoltore, ad offrire agli associati questo servizio, rivendendo loro il cippato o il pellet prodotto, a condizioni competitive.
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    Concludiamo infine con uno sguardo sui possibili vantaggi legati a questo modo innovativo di riutilizzare i sarmenti di vite:

    • diversificazione delle fonti energetiche e minor utilizzo di quelle fossili
    • migliore cura e gestione del territorio
      Le difficoltà da superare perché l'utilizzo dei sarmenti di vite come biomassa energetica si possa diffondere sono soprattutto di carattere logistico e organizzativo, ma il potenziale di produzione giustificherebbe ampiamente lo sforzo.


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    Autore: Gianclaudio Iannace

    Fonte: www.biomassapp.it

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